domenica 18 settembre 2011

LA STORIA DEL JAZZ

La storia del jazz, come quella di molti altri generi musicali popolari, soprattutto quelli che affondano le loro radici nella tradizione degli schiavi afroamericani (primo fra tutti il blues), è assai povera di documenti e riferimenti, in special modo per quanto riguarda le origini e i primi anni.
Le prime fonti orali sulla nascita del jazz a New Orleans risalgono ai primi anni del XX secolo mentre le prime fonti scritte al decennio successivo. il jazz fu creato dagli africani deportati negli USA e schiavizzati, che cantavano per alleggerire il lavoro. Il genere si sviluppò in modo esponenziale tra il 1915 e il 1940, diventando la musica da ballo dominante tra il 1930 e il 1940, anni in cui i brani delle big band si trovavano regolarmente ai primi posti delle classifiche. A questo periodo seguirono diversi decenni in cui il jazz si caratterizzò in maniera crescente come una musica d'arte, tipicamente afroamericana. Nel frattempo il pubblico statunitense del jazz si assottigliò, mentre la musica destava un crescente interesse in Europa e nel resto del mondo.
Questa tendenza, iniziata col movimento bebop nel 1945, raggiunse l'apice negli anni sessanta con il movimento free jazz, che mirava all'emancipazione totale del musicista.
Seguì un periodo di involuzione e di marginalizzazione che terminò negli anni ottanta, durante i quali una generazione di giovani musicisti infuse nuova vita perseguendo diverse tendenze anche in assenza di uno stile dominante: nacquero così diverse scuole di jazz europeo, uno stile main stream, che faceva riferimento al periodo postboppistico degli anni cinquanta, e diverse contaminazioni che proseguivano l'esperienza fusion arrivando ad uno stile che viene detto acid jazz o che guardavano con interesse a tradizioni musicali etniche in direzione della world music.
Anche l'industria discografica tornò ad interessarsi delle sonorità del jazz - se non della sua estetica - promuovendo vari artisti specialisti di smooth jazz, un tipo di jazz estremamente alleggerito.
La musica jazz rappresenta oggi circa il 3% della produzione musicale nordamericana,[1] ma ha seguaci in tutto il mondo.

                                                                                                                             (wikipedia)

sabato 17 settembre 2011

strumenti indiani


Il tema primario della musica indostana è la Lila. La musica carnatica è basata sempre sul concetto di raga come la musica del nord, ma differisce poiché le due sono evolute diversamente. Enfatizza le qualità vocali piuttosto che quelle degli strumenti. Temi primari sono Devi e Rama che descrivono i canti dei templi e patriottici. Purandara Dasa (1480 -1564) è noto come il padre della musica carnatica. Tyagaraja (1759 - 1847), Muthuswami Dikshitar (1776 - 1827) e Syama Sastri (1762 - 1827) sono detti la trinità della musicacarnatica. Fra le star viventi e più popolari di questo tipo di musica si ricordano D. K. Pattammal, Mangalampalli Balamuralikrishna, K. J. Yesudas, T. Sankaranarayanan e Madurai T N Seshagopalan. M. S. Subbulakshmi è stata una delle più importanti cantanti di musica carnatica. M L Vasanthakumari, G N Balasubramaniam, il Dott. S. Ramanathan, Chembai Vaidyanatha Bhagavatar, Vidwan e Gopala Pillai sono considerati i massimi interpreti dell'ultimo secolo.
La musica classica indiana è di tipo monofonico ed è quindi basata su di una singola linea melodica. Lo spettacolo di una composizione comincia con gli interpreti che escono in un ordine prestabilito: prima lo strumento solista, poi il cantante e quindi i musicisti ed i percussionisti. I musicisti cominciano l'accordatura dei loro strumenti e questo processo spesso si mescola impercettibilmente all'inizio della musica.
Gli strumenti musicali indiani usati nell'esecuzione della musica classica sono la vina (strumento antichissimo a corde pizzicate, ne esistono diversi tipi), il mridangam (percussione, India del Sud), la tabla (percussione, India del Nord), il pakhawaj (percussione, India del Nord), ilkanjira (percussione, India del Sud), il tamburo, il flauto, il sitar, il sarod (India del Nord), il gottuvadyam (tipo di vina dell'Idia del Sud), il violino(usato principalmente nel Sud), la sarangi (strumento ad arco, India del Nord), il santur (simile a un cymbalom, India del Nord) e la chitarra indiana (una modifica della chitarra occidentale che viene suonata nello stile della chitarra slide).
Suonatori di tabla, un tipo di percussione, cominciano a colpire i bordi con un mazzuolo per assicurarsi che lo strumento sia accordato con il solista. Fondamentale è il tambura (chiamato anche tanpura) che tiene il bordone. Questo compito è solitamente affidato ad un allievo del solista.
Il raga comincia con la melodia che si sviluppa gradualmente e l'esecuzione di un singolo raga può durare da una quindicina di minuti a tre ore, limite teorico dettato dal cambiamento di fase del giorno: in India le 24 ore sono suddivise in otto "spicchi" di tre ore, ognuno dei quali caratterizzato da un diverso sentimento dominante e da diversi raga che possono essere suonati in esso. Spesso i concerti di musica indostana durano interi giorni e notti, in cui numerosi musicisti e cantanti si susseguono con continuità in un flusso di musica quasi ininterrotto. L'introduzione del raga è detta alap nella musica indostana e alapana nella musica carnatica.
Nella musica indostana, una volta che l'esecuzione è iniziata, inizia a sentirsi l'articolarsi del canto in ornamenti e melismi, mentre il ritmo si velocizza gradualmente. Questa sezione è chiamata jor. Dopo il jor avviene una pausa; tutto si ferma ed il pubblico applaude. Finalmente, il percussionista comincia a suonare interagendo con il solista, eventualmente improvvisando in competizione con il solista.
Le esecuzioni di un raga nella musica carnatica sono generalmente molto più brevi. Il pezzo di apertura è chiamato varnam, ed è quasi unriscaldamento per i musicisti. Segue la richiesta di benedizione e quindi una serie di interscambi tra il ragam (melodia) e il thaalam(l'ornamentazione, equivalente al jor). Questo viene miscelato con l'inno chiamato krithi. Quindi segue il pallavi o tema del raga. I pezzi dimusica carnatica possono anche essere elaborati; essi sono composizioni famose che sono gradite soprattutto a coloro che prediligono il canto piuttosto che la musica.

Musica dell'ottocento


Nel secolo d'oro della musica classica occidentale, gli anni che vanno dal 1750 al 1850, essa si esprime in forme sempre più ricche ed elaborate, sia in campo strumentale (uno straordinario sviluppo ebbe la forma della sinfonia) che in campo operistico, sfruttando sempre più estesamente le possibilità espressive fornite dal sistema armonico e tonale costruito nei secoli passati.
All'inizio del secolo giganteggia la figura di Ludwig van Beethoven (1770-1827), che prese le mosse dall'eredità di Mozart e dei compositori classici coevi per arrivare a trasfigurare le forme musicali canoniche, soprattutto la sinfonia e la sonata, creando al contempo il concetto di musica assoluta, cioè svincolata dalle funzioni sociali cui era stata fino ad allora subordinata. Con Beethoven si assiste alla nascita della figura del compositore/artista, contrapposta a quella, in precedenza prevalente, del musicista/artigiano. Le nove sinfonie di Beethoven ebbero tale risonanza da promuovere la forma della sinfonia come la regina tra le forme musicali, al punto che molti dei musicisti che vennero dopo di lui temevano di misurarsi con essa. Ciò nonostante, compositori come Johannes BrahmsAnton Bruckner e Gustav Mahler l'affrontarono con risultati così notevoli da far parlare di "Stagione del grande sinfonismo tedesco".
In Beethoven si trovano le prime manifestazioni del romanticismo musicale, molti protagonisti del quale furono di area germanica e austriaca, come SchubertMendelssohnSchumann. A Parigi operano invece Berlioz e il polacco Chopin. Emerge in questo periodo anche la figura del musicista virtuoso, che ha in Franz Liszt e Niccolò Paganini i due esempi più famosi e celebrati.
L'Ottocento è anche il secolo della grande stagione operistica italiana, che ha come protagonisti Gioachino Rossini (1792-1868), Vincenzo Bellini (1801-1835), Gaetano Donizetti (1797-1848), Giuseppe Verdi (1813-1901) e, a cavallo del secolo seguente, Giacomo Puccini (1858-1924). La tradizione operistica italiana continua ad esaltare il ruolo del canto che, sciolto dall'eloquenza dell'opera settecentesca diviene momento lirico, pura espressione dell'anima. Nel corso del secolo tuttavia essa assorbe progressivamente aspetti dell'opera francese, da sempre attenta all'aspetto visivo e a partire dalla seconda metà del secolo legata all'estetica del naturalismo. Quanto all'orchestra, da semplice accompagnamento del canto si evolve fino a diventare, nelle opere di Puccini, un'orchestra sinfonica.
Alla fine del secolo la ricerca di nuove forme e di nuove sonorità porta alla crisi del sistema tonale, espressa nel famoso preludio del Tristano e Isotta di Richard Wagner del 1865, che contiene passaggi armonicamente enigmatici, non interpretabili alla luce delle regole in vigore in quegli anni.

sabato 4 giugno 2011

L'organetto

La fisarmonica diatonica, comunemente nota come ORGANETTO, è uno strumento musicale appartenente alla famiglia degli AEROFONI (strumenti il cui suono è generato da un flusso d'aria) di tipo MECCANICO (l'aria è prodotta da un mantice o soffietto) e provvisto di ANCE LIBERE.
L'ancia libera è una sottile linguetta di acciaio, fissata ad una estremità su una piastrina di ottone o alluminio forata in modo tale da consentire all'ancia di vibrare liberamente sotto il soffio dell'aria, producendo così il suono.
Ogni ancia è intonata su una nota musicale: la lunghezza e la larghezza della linguetta sono proporzionate all'altezza della nota. Più acuta è la nota, più piccola è l'ancia e viceversa. Le ance sono montate su intelaiature di legno (soniere) fissate all'interno di due cassettine, anch'esse di legno, dotate entrambe di tastiera.
L'organetto è caratterizzato da una tastiera melodica a bottoni, azionata dalla mano destra, estesa per 2 ottave e 1/2, nella quale le note sono ordinate per scale diatoniche (5 toni e 2 semitoni). Ad ogni bottone corrispondono due suoni differenti, secondo che il tasto sia premuto aprendo o chiudendo il mantice (sistema bitonico). Il numero dei tasti della melodia può variare, secondo il tipo di organetto, da 12 a 33, ordinati in una, due o tre file.
Lo strumento possiede una seconda tastiera più piccola, azionata dalla mano sinistra, che comprende i bassi e gli accordi (da un minimo di 2 a un massimo di 12, ordinati in due file) necessari per l'accompagnamento ritmico.
Ogni tastiera aziona una serie di valvole che consentono il passaggio dell'aria attraverso le ance e la produzione del suono. L'afflusso dell'aria alle ance è assicurato da un mantice in cartone rivestito di stoffa, che collega le due casse.
Tra i vari tipi di organetto, quelli più utilizzati nella musica tradizionale italiana sono l'organetto a 2 bassi e l'organetto a 8 bassi, pur essendo diffusi anche i tipi a 4 e a 12 bassi.




LA MUSICA NEL CINEMA

La musica è il respiro o il linguaggio dell'anima? Oppure una splendida, meravigliosa architettura di suoni ? Comunque la si voglia pensare, parlando di cinema sarebbe impossibile pensare a un film senza colonna sonora. Non a caso, ancora nell'epoca del film muto, si sentì subito l'esigenza di un pianista davanti allo schermo, spalle agli affascinati spettatori, che sottolineava con le note le scene che passavano. E non a caso, nel lontano 6 ottobre del 1927, il primo film sonoro (Warner Bros - USA ) fu " The Jazz Singer" di  Alan Crosland. Allora si trattò soltando di una rudimentale (ma per l'epoca fu un vero miracolo) sincronizzazione dell'immagine con la musica emessa da un grammofono particolare (Vitaphone)e soltanto più tardi, grazie al "Movietone" di Theodor Case della Fox, comparvero i dialoghi integrati in banda ottica alla pellicola.Se volete approfondire maggiormente questi dettagli storico-tecnici andate a questa pagina web dove il passato, il presente e anche il futuro del cinema sonoro viene spiegato con grande ricchezza di dettagli. Non poteva così mancare, fra i percorsi a tema di Cinemando, una pagina interamente dedicata all'affascinante rapporto fra il cinema e la musica. Per voi quattro sezioni diverse, con allegata filmografia ( i links dei titoli rimandano, come al solito, al database di Cinematografo.it e altri). Dal film di animazione al musical, troverete tutto sulle musiche e sui compositori, per i quali abbiamo allestito elenchi di links ai maggiori portali specializzati. Ma se avete fretta e cercate subito un compositore o un gruppo specifico, andate subito qui e lo troverete senz'altro..! Buona navigazione e...non dimenticate di cliccare sulla nota accanto ai titoli dei film !!

martedì 3 maggio 2011

teatro immagine

TEATRO IMMAGINE

Immagine Teatro include una varietà di workshop destinati a sviluppare le competenze individuali di osservazione e di interazione di gruppo cooperativo. In Teatro Immagine, il corpo è usato per creare immagini che aiutano i partecipanti a esplorare le relazioni di potere e di soluzioni di gruppo per problems.Some concreta delle botteghe più ampiamente usato nel teatro immagine repertorio include:
Cop-in-the-Head: una tecnica introspettiva utilizzato per riconoscere e confrontarsi con le forme di oppressione interiorizzata. Il seminario inizia con qualcuno raccontare una esperienza personale di oppressione, e poi va gradualmente dal particolare al generale. Alla fine, il gruppo, e non il narratore originale, è diventato il protagonista.
Rashomon: una tecnica di improvvisazione ispirata da Akira Kurosawa, regista di studio in molteplici prospettive. Viene utilizzato per evidenziare il ruolo della percezione nella creazione della "altra", ed è specificamente progettato per lo studio dei rigidi schemi di percezione che danno luogo a impressioni distorte, incomplete o sbagliate di altri, e in ultima analisi, l'odio, nel chiuso , situazioni ricorrenti.
Arcobaleno del Desiderio: viene utilizzato per riconoscere e confrontarsi con le forme di oppressione interiorizzata, e di esplorare le relazioni di potere e di soluzioni collettive a problemi concreti. Il processo inizia con un singolo che racconta una storia vera, personale di oppressione e di come lei / lui affrontato, ma non è riuscito a risolvere, il conflitto. Successivamente, i membri workshop creare scenette sulla base dello scenario appena descritto. Questa scenetta è agito più di una volta: il primo atto ricrea la storia di oppressione come è effettivamente accaduto. Gli atti successivi ricreare lo stesso scenario di oppressione, ma gli altri membri del workshop sono liberi di intervenire in qualsiasi momento l'azione drammatica di offrire o proporre soluzioni alternative per l'azione originale opprimente.